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Semel Scout, semper Scout

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Semel Scout, semper Scout

Avevo 6 anni quando io e la mia migliore amica siamo state portate dai nostri genitori agli scout del gruppo AGESCI Varese 7, che da lì a qualche anno sarebbe diventato Varese 8. Sono stata una delle poche privilegiate a far parte dei “Castorini”, una branca dello scoutismo poco diffusa in Italia e che, da tempo, non fa più parte della proposta educativa nella maggior parte dei gruppi scout.

Ormai sono scout da circa 17 anni e, se devo essere sincera, a posteriori capisco che quando entri negli scout è difficile avere bene in mente da quali e quante tappe è composto il percorso, eppure, se adesso provo con la mente a tornare indietro nel tempo, riesco a realizzare quanto ogni piccolo passo mi abbia aiutato a diventare la persona che sono adesso.

Nei “Castorini” ho imparato a fare amicizia, con la magica spontaneità che caratterizza i bambini, a 8 anni sono entrata in “Branco” e i lupetti mi hanno aiutata a conoscere meglio le mie passioni, a lavorare su me stessa e sull’importanza di portare avanti con dedizione e determinazione gli impegni presi. Ancora con poca consapevolezza del mio percorso, all’età di 12 anni sono passata in “Reparto”, la “branca madre” degli scout; nel corso dei 4 anni successivi ho scoperto il valore del gruppo, l’importanza del sapersi appoggiare agli altri e la semplicità disarmante della natura.

Ma il percorso non è stato in discesa e, a 16 anni, con il passaggio in “Noviziato” ho capito quanto sia difficile fare delle scelte, perché, diciamolo, a quell’età in quanti preferirebbero andare in giro in pantaloni corti e con il fazzolettone al collo il sabato sera, a parlare di Fede e di ciò che accade sul territorio, piuttosto che uscire in centro con i propri amici? Ho dovuto iniziare a chiedermi che tipo di persona volessi diventare, per me e per gli altri.
L’anno successivo sono entrata in “Clan” e ho imparato a rivolgere il mio sguardo alle altre persone, ad amare la fatica, a sfidare i miei limiti e a far valere il mio pensiero.

Poi, a 20 anni, il momento del bivio: continuare il percorso scout e diventare capo o appendere il fazzolettone al chiodo? Mi sono interrogata a lungo e alla fine ho fatto la mia scelta di Fede, decidendo di essere una testimone costante del mio Credo, la mia scelta politica, impegnandomi ad essere una cittadina attiva nel mio territorio e la mia scelta di servizio, facendo mio il comandamento dell’amore “ama il prossimo tuo come te stesso”.

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Ora che da 4 anni sono in “Comunità Capi” e sono capo dei lupetti mi rendo conto dell’importanza di essere una persona autentica, una persona che con il suo agire può essere d’esempio per gli altri e di quanto lo scoutismo sia come un grande albero in cui ogni foglia può alimentarne la linfa, facendolo crescere verde e rigoglioso. Io sono solo una piccola foglia, che con le sue fragilità e abilità, si appoggia a rami più forti e che, a poco a poco, sta diventando a sua volta unsostegno per foglie più giovani. È bello sapere che, qualsiasi cosa accada, girando lo sguardo ci sarà sempre qualcuno pronto a tenderti la mano, sostenerti e accompagnarti lungo la strada.

Potrei raccontare tantissime cose belle dello scoutismo: le canzoni cantate a squarciagola attorno al fuoco, l’odore della terra nelle narici, le mani strette durante il Padre Nostro, addormentarsi sotto le stelle, le confidenze raccontate in tenda, il terreno dissestato sotto i piedi durante il cammino, costruire le sopraelevate, cucinare sul fuoco vivo, lavarsi con acqua del fiume, i racconti giungla, i giochi sotto il sole,… potrei andare avanti all’infinito ma la cosa in assoluto più bella dello scoutismo è il circolo d’amore continuo che viene a crearsi. Nient’altro riuscirebbe a spiegare il perché ragazzi
e adulti decidono di indossare una camicia, i pantaloni corti e gli scarponi nel proprio giorno libero.

Ogni capo scout ha ricevuto amore dai propri capi scout nel corso degli anni e, a sua volta, è pronto a donare il suo. Io sto semplicemente facendo questo, cerco di essere un sostegno per i miei bambini, provo a insegnargli che le uniche armi vincenti sono la bontà e la gentilezza, gioco con loro, rido fino alle lacrime, canto, accolgo le loro paure, le loro preoccupazioni e i loro abbracci. Cerco di accompagnarli nella crescita e intanto loro mi accompagnano nella mia.

Lo scoutismo non è un hobby e non è uno sport. È uno stile di vita, ti struttura l’anima e cambia il tuo modo di vedere il mondo.
Non “si fanno” gli scout, “si è” scout.
Tra di noi diciamo “semel scout, semper scout” – scout una volta, scout per sempre – , perché quando una cosa ti colpisce così forte come fa lo scoutismo non ne esci più, avrai sempre un fazzolettone invisibile attorno al collo e la promessa scout tatuata sul cuore.

Elena

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